Esiste un’età giusta per la creazione di un profilo sui Social? Cosa dice la legge?
• L’82% dei ragazzi tra i 10 e i 14 anni svolge attività sul web in assenza di supervisione.
• L’età media della prima iscrizione ad un social network è a otto anni e mezzo, mentre i genitori stimano che la prima navigazione dei propri figli online sia avvenuta intorno ai 13 anni.
》 Quanto conosci la realtà digitale in cui vivono i ragazzi di oggi?
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Conoscete lo strumento di parental control disponibile su TikTok per collegare gli account di genitore e figlio? Ecco cos’è e come attivarlo in pochi semplici passi.
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Tra i consigli della @poliziadistato_officialpage per proteggere i minori dai rischi delle sfide online c’è l’invito ai genitori ad informarsi e mostrare curiosità verso ciò che tiene i ragazzi “incollati agli smartphone”.
Ecco quindi una carrellata delle Challenge più in voga tra i giovani.
I pericoli di ogni challenge emergono in modo piuttosto immediato anche solo guardando le foto, senza necessità di leggere le didascalie.
》 #plankingchallenge: è la sfida a riprendersi mentre si sta sdraiati in luoghi pericolosi come strade, binari, cornicioni o mentre ci si lancia in strada tra le auto in corsa (#carmageddon) 》 #skullbreakerchallenge: prende il nome dal rischio (che per chi accoglie la sfida è l’obiettivo…) di far battere la testa alla vittima a cui viene chiesto di saltare ed a cui viene fatto uno sgambetto durante il salto 》 #blackoutchallenge: nota per i recenti episodi tragici in cui due ragazzine hanno perso la vita in bagno, provocandosi un’asfissia con la cinta dell’accappatoio 》 #coronaviruschallenge: consiste nel filmarsi mentre si leccano servizi igienici pubblici 》 #balconingchallenge: si passa da un bancone all’altro o (versione estiva) ci si lancia da un balcone in una piscina 》 #birdboxchallenge: ispirata all’omonimo film, consiste nel farsi riprendere mentre si esce di casa completamente bendati
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Esistono due diverse tipologie di “responsabilità” dei genitori: la responsabilità genitoriale di cui abbiamo parlato prima (art. 316 del Codice Civile) e la responsabilità oggettiva del genitore (art. 2048 del Codice Civile).
